Certificato Prevenzione Incendi: le regole per i capannoni

La prevenzione incendi è una materia piuttosto complessa all’interno della quale vengono promossi, studiati, predisposti e sperimentati provvedimenti, misure, accorgimenti e modi di azione intesi ad evitare l'insorgere di un incendio o comunque a limitarne le conseguenze.

 

In questo settore l'organo preposto all’emanazione delle norme e al controllo della loro osservanza è il Ministero dell'Interno attraverso il Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco. Tale controllo avviene secondo una procedura autorizzativa ben definita che termina con il rilascio del certificato di prevenzione incendi ai capannoni e a tutte le altre strutture previste. Inoltre, dopo il rilascio di tale certificato, il responsabile dell'attività è tenuto a osservare e a far osservare le condizioni di esercizio indicate nel certificato e a curare il mantenimento dell'efficienza dei sistemi, dei dispositivi e delle attrezzature finalizzati alla prevenzione degli incendi.

 

Ma non finisce qui, anche una volta ottenuto il certificato, in caso di eventuali modifiche di lavorazione, struttura e destinazione del capannone o dell’edificio, variazioni nelle sostanze e macchinari utilizzati, è necessario richiedere un nuovo controllo. Infine, il certificato ha un periodo di validità oltre il quale deve essere rinnovato.

 

Il certificato di prevenzione incendi è richiesto per diverse attività e strutture tra cui anche strutture industriali e capannoni presenti nell’area fiorentina prevalentemente nelle zone di Sesto Fiorentino e Prato. Fortunatamente essere in regola con tutti gli adempimenti di prevenzione antincendi per i capannoni di Prato e Sesto Fiorentino è diventato più semplice grazie al nuovo regolamento in materia entrato in vigore il 7 ottobre 2011 nell’ottica proprio della semplificazione dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi, con l’idea “meno carte, più sicurezza”.  

 

Tale regolamento si basa sul principio di proporzionalità, gli adempimenti amministrativi sono diversificati sulla base della complessità del rischio e diversificati in base alle tre categorie in cui sono suddivise le attività.

 

Nella categoria A rientrano le attività a basso rischio o standardizzate che quindi non sono suscettibili di provocare rischi significativi per l’incolumità pubblica e che quindi sono contraddistinte da un limitato livello di complessità. Vi rientrano i locali per il commercio e i negozi fino a 600 mq, le aziende e gli uffici con fino a 500 persone, le autorimesse fino a 1000 mq, oltre a piccoli alberghi, scuole e strutture sanitarie.

 

Nella categoria B rientrano le attività a medio rischio, caratterizzate quindi da una media complessità, come ad esempio i locali per la vendita al dettaglio o all’ingrosso di superfici comprese tra i 600 e i 1.500 mq, le aziende e gli uffici che hanno tra 500 e 800 persone, le autorimesse tra i 1.00 e i 3.000 mq, oltre ad alberghi, scuole a strutture sanitarie di media dimensione, locali di spettacolo, teatri e palestre.

 

Nella categoria C rientrano infine locali per il commercio, negozi e fiere oltre i 1.500 mq, aziende e uffici con oltre 800 persone, scuole, alberghi, teatri e strutture sanitarie di grandi dimensioni e tutti gli edifici protetti dai beni culturali e paesaggistici.

 

 

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