Capannoni industriali – I rischi sismici

La questione dei rischi sismici legati ai capannoni industriali è venuta fuori con grande impeto e tanti buoni propositi all’indomani del terremoto in Emilia nel 2012, quando nel crollo dei capannoni alcune persone persero la vita. Accade sempre così, si corre ai ripari quando il danno è stato già fatto. Allo stesso tempo però, messi di fronte all’evidenza di quale disastroso impatto possa avere la mancata messa a norma di capannoni industriali, i fatti di cronaca sono riusciti a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dell’attuazione delle normative antisismiche, almeno per un po’.

 

Il problema dei rischi sismici dei capannoni esiste, purtroppo, anche in Toscana, ed è dovuto ad una grave mancanza nella normative antisismiche negli anni che vanno dal 1980 al 2003, durante i quali le strutture industriali sono state costruite secondo leggi vecchie e del tutto inadeguate, facendone quindi strutture decisamente a rischio.

 

In Toscana — secondo il «Rapporto Immobiliare 2012» — sono 48.852 i capannoni censiti dall'Agenzia del Territorio, la quantità più alta (7%) del centro Italia, concentrati soprattutto tra le province di Firenze, Prato, Lucca e Livorno. Alcuni di questi sono stati seguiti e monitorati, con l’inquietante risultato che è emersa un’alta vulnerabilità delle strutture sorte, appunto, in particolar modo dopo gli anni ’80, quando si è iniziato a optare per i prefabbricati al posto dei tradizionali capannoni in cemento armato.

 

Nel fare questo, la curiosità – e il fatto inquietante – è che non è stata violata alcuna normativa, ma è stata invece seguita una normativa non al passo con i tempi. Un grande e importante lavoro di prevenzione è stato fatto poi dalla Regione, ma la questione deve essere senza dubbio affrontata oggi in maniera più approfondita. È necessario dunque che i proprietari si attivino per la messa in sicurezza, soprattutto per la messa a norma di capannoni industriali a Firenze e nel resto della Toscana costruiti prima del 2003, quando non era necessario utilizzare criteri antisismici.

 

Per ottenere un miglioramento sismico di un capannone è necessario che il collegamento tra le travi e i pilastri sia in grado di incassare le azioni orizzontali del sisma, impedendo in questo modo lo sfilamento della trave dal pilastro. I capannoni vecchi invece sono progettati per incassare solo le azioni verticali o al massimo quelle orizzontali del vento, quindi con una forza ben lontana da quella esercitata da un terremoto. 

 

Un fattore preoccupante risiede non solo nel fatto che non tutti i capannoni siano stati messi in sicurezza, ma soprattutto dal fatto che manchi proprio alla base la percezione del rischio. La messa a norma di capannoni a Sesto Fiorentino, Prato, Pistoia, Lucca e Livorno dovrebbe essere invece sentita come questione primaria da industriali e proprietari e affidata ad esperti del settore, in grado di garantire la massima sicurezza possibile sul luogo di lavoro.

 

C’è anche da dire che in molti di questi capannoni industriali l'adeguamento sismico, ovvero la messa a norma secondo la vigente normativa antisismica, è economicamente impossibile per gli elevati costi e la forte invasività degli interventi sulle strutture. Ma è invece fattibile un miglioramento sismico mirato alla messa in sicurezza del capannone, operazione questa che, a fronte di costi economici compatibili con le strutture, permette di evitare un alto costo di vite umane in caso di sisma.

 

 

 

 

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